venerdì 26 febbraio 2010

ED E' PER VOI SFRUTTATI, PER VOI LAVORATORI, CHE SIAMO INCATENATI AL PAR DEI MALFATTORI. EPPUR LA NOSTRA IDEA E' SOLO IDEA D'AMOR...

GIORNATA NAZIONALE DI SOLIDARIETA' CON I LAVORATORI MIGRANTI

LUNEDI' 1° MARZO - PIAZZA XX SETTEMBRE - PORDENONE - DALLE 15.00 ALLE 19.00

PRESIDIO CON I LAVORATORI MIGRANTI

ANIMAZIONE BAMBINI - GIOCHI - MUSICA - TESTIMONIANZE - CUCINE DEL MONDO -
LIBERAZIONE DI 3000 PALLONCINI GIALLI

VIENI INDOSSANDO QUALCOSA DI GIALLO, IL COLORE DELLA GIORNATA...MA VANNO BENE ANCHE IL ROSSO E IL VIOLA.

venerdì 19 febbraio 2010

A VOLTE MI VIENE LO SCORAMENTO. POI, PER CASO, VENGO A CONOSCENZA DI PERSONE COSI' SEMPLICEMENTE STRAORDINARIE, COME LE MAESTRE DELLA SCUOLA DI SEGRATE. E ALLORA TORNO A SOGNARE E A SPERARE.

Lettera ai bambini del campo.


Ciao Marius, ciao Cristina, Ana, ciao a voi tutti bambini del campo rom di Segrate. Voi non leggerete il nostro saluto sul giornale, perché i vostri genitori non sanno leggere e il giornale non lo comprano. E’ proprio per questo che vi hanno iscritti a scuola e che hanno continuato a mandarvi nonostante la loro vita sia difficilissima, perché sognano di vedervi integrati in questa società, perché sognano un futuro in cui voi siate rispettati e possiate vedere riconosciute le vostre capacità e la vostra dignità. Vi fanno studiare perché sognano che almeno voi possiate avere un lavoro, una casa e la fiducia degli altre. Sappiamo quanto siano stati difficili per voi questi mesi: il freddo, tantissimo, gli sgomberi continui che vi hanno costretti ogni volta a perdere tutto e a dormire all’aperto in attesa che i vostri papà ricostruissero una baracchina, sapendo che le ruspe di lì a poco l’avrebbero di nuovo distrutta insieme a tutto ciò che avete. Le vostre cartelle abbiamo voluto tenerle a scuola perché sappiate che vi aspettiamo sempre e anche perché non volevamo che le ruspe che tra pochi giorni raderanno al suolo le vostre casette facessero scempio del vostro lavoro, pieno di entusiasmo e di fatica. Saremo a scuola ad aspettarvi, verremo a prendervi se non potrete venire, non vi lasceremo soli, né voi né i vostri genitori che abbiamo imparato ad apprezzare. Grazie per essere nostri scolari, per averci insegnato quanta tenacia possa esserci nel voler studiare, grazie ai vostri genitori che vi hanno sempre messi al primo posto e che si sono fidati di noi. I vostri compagni ci chiederanno di voi, molti sapranno già perché ad accompagnarvi non sarà stata la vostra mamma ma la maestra. Che spiegazioni potremo dare loro? E quali potremo dare a voi, che condividete con le vostre classi le regole, l’affetto, la giustizia, la solidarietà: come vi spiegheremo gli sgomberi?
Vi insegneremo mille parole, centomila parole perché nessuno possa più cercare di annientare chi come voi non ha voce. A presto bambini, a scuola.
Gasparini, F. Robbiati, S. Faggi, O. Salina, M. Sciorno, M. Faccioli
Maestre della scuola di Segrate.

venerdì 12 febbraio 2010

mercoledì 10 febbraio 2010

MA IO NON CI STO PIU', I PAZZI SIETE VOI...

Concita de Gregorio - Unità del 9 febbraio 2010
Ecco, di questo preferirei parlare. Dei folli. Di chi siano i matti in questa Italia disperata, se quelli che resistono e per esempio continuano a insegnare musica a scuola, quelli che si credono Napoleone e vivono come Sultani, quelli che vanno sui tetti, quelli che si spogliano in tv, quelli invisibili che dovevano raccogliere pomodori e finisce che fanno la rivoluzione. Del sollievo che procura il fatto che cinque milioni e mezzo di italiani abbiano visto su RaiUno «La città dei matti», il film sulla vita e sul lavoro di Franco Basaglia. Di quanto ci manca, in questo buio, lo sguardo di Basaglia. E poi pazienza se era troppo presto, se non siamo stati capaci, se non abbiamo capito o abbiamo fatto finta, se sembra che alla fine siamo tornati indietro. Ecco, no. Indietro non si può tornare più: anche questo dicono i cinque milioni e mezzo che sono rimasti alla tv a vedere cosa facevano prima di Basaglia ai matti di Gorizia e di Trieste, che poi si dice matti ma bisognerebbe chiamarli per nome uno per uno come si dovrebbe fare con gli immigrati, i clandestini, i bimbi stranieri quelli che Gelmini vuol mettere le quote nelle classi, il tetto perché non siano troppi che poi disturbano la didattica, non sia mai che qualcuno sospetti che possiamo imparare noi da loro. Dai bambini venuti da Benin e dal Marocco coi loro sorrisi, abbiamo oggi un servizio sulla elementare di Roma che ne ospita una moltitudine: «Il mondo è nella mia scuola», dice il calendario che hanno fatto, guardate le foto. Le categorie non rendono mai l'idea delle persone che ci stanno dentro. Persone, vite, occhi. Quello che ieri succedeva agli orfani di guerra e alle ragazze ribelli, chiusi in manicomio perché deboli, fragili, malati certo alcuni, malati davvero e da curare ma non per questo da incatenare buttare in mare chiudere a chiave in un immondezzaio, ecco quello che allora succedeva a Gorizia oggi succede a Bari nei centri accoglienza, a Rosarno nei campi, nelle stazioni dove i ragazzi per divertimento bruciano gli indiani sulle panchine. Meno Bossi e più Basaglia, pensate che sogno. Meno ronde e più sorrisi. Meno violenza e più pensiero. Meno lager più asili. Meno celle più ospedali. Meno urla roche, più occhi limpidi che vedono il futuro e sanno farlo vedere, con fatica e con dolore, anche a chi non sa guardare. Pazienza per gli errori, quelli per strada si correggono. È lo sguardo - è quello sguardo - che manca.

giovedì 4 febbraio 2010

VIA CRAXI ANCHE A CORDENONS?

Quando a Milano il sindaco Letizia Moratti ha proposto di intitolare una via a Bottino Craxi, a Cordenons, il Partito dell’Amore, per non sfigurare, ha elaborato un concorso a premi per quanti proporranno di intitolare vie e piazze della nostra città agli eroi perseguitati dalla magistratura. Il concorso sarà ufficializzato prossimamente con apposita banda.
Per partecipare, basta inviare alla locale sede del PdA (o al Sindaco Moratti) in busta chiusa:
-i dati personali;
-il nome del latitante e/o del pregiudicato preferito
-il curriculum dei suoi crimini
-le condanne subite (fanno punteggio)
-il numero, l’elenco delle vittime, il danno erariale provocato.
Un’apposita commissione del PdA sta già selezionando i nomi delle vie da cambiare, cominciando da quelle intitolate a pericolosi incensurati, alle vittime della mafia, della violenza nazifascista e delle persecuzioni razziali. Secondo tale commissione l’obsoleta “Via Nannavecchia” potrebbe diventare più trendy come “Via Eroe Vittorio Mangano”, accontentando sia il Premier che il senatore Dell’Utri. Il Sindaco di Cordenons, smentendo le voci di una condivisione della proposta di Milano, vuole intitolare una strada a Don Florian, facendo infuriare i consiglieri del Partito dell’Amore, perché il tale Don Florian risulterebbe addirittura incensurato, che hanno proposto, in alternativa, “Via Don Tano”, in quanto pure lui “Don”, ma dal curricolo più interessante, nonché parente dell’eroe Mangano e vittima della persecuzione giudiziaria. La Banda Bassotti e Gambadilegno, hanno aderito entusiasticamente, proponendo “Via Al Capone” e “Via Felice Maniero”. Le forze dell’Amore presenti del vicino Veneto, infine, hanno suggerito “Via Mafia del Brenta”, in omaggio allo slogan “Eroi in casa nostra”.

FINALMENTE UNA PAROLA CHIARA

martedì 2 febbraio 2010

sfRenato Brunetta

“Resta il problema della presenza sul posto di lavoro. Capisco che certe visioni ideologiche abbiano fatto restare taluni all’epoca fordista (…) ma il lavoro, nella versione odierna, ha caratteristiche diverse. Non credo che Merlo, per scrivere, debba necessariamente trovarsi al giornale». Brani della replica di Brunetta a Francesco Merlo che su "Repubblica" aveva scritto della «fantuttaggine» con cui sfRenato sommerà l’incarico governativo a quello (eventuale) di sindaco. Una lezione sull’anacronismo di un’idea del lavoro come mansione da svolgere in un luogo ad hoc, tenuta dal teorico dei tornelli: voleva internare pure i giudici in uffici polverosi (nocivi alla produttività), ma per sé esalta la modernità del telelavoro. Del resto, è stato bamboccione ma i bamboccioni li caccerebbe da casa per legge: provocazione per poi fare il giro delle sette chiese catodiche con nuove provocazioni, tanto lavora a distanza (durante la pubblicità). Lui può.
Enzo Costa, L’Unità.

LA CLASSE OPERAIA VA ALL'INFERNO

Il suicidio di Sergio Marra, segno estremo rappresentativo della mia generazione di Emiliano Battaino
Sergio Marra era un mio coetaneo. Era perché ha deciso con un gesto atroce e senza speranza di togliersi la vita dandosi fuoco. Della sua esistenza per tutti noi resteranno gli articoli dei quotidiani di questi giorni e le notizie veloci di alcuni telegiornali, per la sua famiglia il dolore e la disperazione. Non ci sarà per lui un funerale di Stato. Era un giovane operaio bergamasco che aveva perso il lavoro, la sua fabbrica aveva dichiarato fallimento e chiuso i battenti. Era un giovane senza lavoro come tanti, che non fanno notizia fino a che non compiono gesti clamorosi come salire sui tetti delle fabbriche, andare con gli striscioni a Piazza San Pietro o togliersi la vita.

Dei disoccupati si parla quando il loro ammontare arriva a percentuali con due cifre. Quindi se ne parla in situazioni estreme, straordinarie prese nella loro denuncia di esistenza e svantaggio massimo. Nessuno in questi anni ha raccontato bene la storia di una generazione di donne e uomini in cerca di una dignità attraverso il mezzo del lavoro. Alcuni di noi a trentacinque anni sono ancora alla ricerca della prima occupazione, altri laureati e specializzati lavorano come manovali, commessi o camerieri (lavori dignitosi ma che non avevano bisogno di anni di sacrifici sui libri), c’è chi emigra verso altri paesi in cui alla ricerca e all’intelligenza viene dato il giusto valore e infine c’è chi come Sergio perde il posto di lavoro e in un periodo come quello in cui viviamo non riesce a trovarne un altro. Perde la fonte del suo sostentamento, il suo futuro, la gioia di mettere in questo mondo figli, perde la dignità verso se stesso e perde la testa.

Purtroppo Sergio non è l’unico, altri di noi perdono i punti di riferimento e mentre vivono il proprio dramma vedono un paese che racconta il gossip, le vicende personali e senza senso di persone molto ricche, un paese in cui la politica si concentra solo sulle vicende giudiziarie, sessuali e capellifere del presidente del consiglio, anche lui ultra ricco. Il racconto ufficiale di questo paese è Belen, il Grande Fratello, il calcio. Della nostra generazione, della crisi della mia generazione, nessuno ne parla ordinariamente. Qualcuno con un ruolo importante ci definisce “bamboccioni” che non vogliono uscire di casa. Forse dovremmo ringraziare quella casa, “la famiglia” che ci permette di non arrivare al gesto di Sergio. La famiglia, purtroppo, è l’unico assistente sociale per noi.

Oggi mentre si parla della riabilitazione di Craxi non si ricostruisce la storia che parte da quel periodo sino ad oggi. Non è cambiato niente, anzi è cambiato tutto per non cambiare nulla. I politici hanno ancora più potere e ricchezza e a sceglierli non è il popolo ma le segreterie dei partiti. La nostra democrazia da parlamentare sta diventando autoritaria. La raccomandazione è più di prima l’unico strumento per arrivare ad un lavoro stabile. E il degrado morale aumenta ogni giorno. Non sentiamo la voce degli intellettuali rimossi dagli opinionisti scelti in base alla loro capacità di urlare più degli altri. E invece avremmo bisogno di storici, di psicologi, di sociologi, di specialisti che riescano a interpretare questa nostra realtà. Il nostro paese è cambiato troppo velocemente, i soliti pochi vanno avanti con la loro egemonia e la loro sempre più ostentata ricchezza, la massa divisa, spezzettata, macinata arranca, resiste, si aggrappa o si lascia andare come Sergio.

lunedì 1 febbraio 2010

UN GRANDE MARCO TONUS

INTERRROGAZIONE DEL GRUPPO CONSIGLIARE PROVINCIALE DEL PD sul progetto "Parlare italiano..."

Sintesi:

L’interrogazione del gruppo consigliare del Partito Democratico richiede al Presidente della Provincia e all’Assessore competente di conoscere le modalità attraverso le quali si è proceduto ad affidare l’incarico per la realizzazione del progetto in esame, sia per quanto riguarda l’individuazione della figura professionale che l’urgenza con cui è stato affidato l’incarico.
Il progetto in sé può essere ritenuto lodevole se si propone di migliorare l’accoglienza e la integrazione sociale degli immigrati e può venire accolto nello spirito della legge che ha istituito apposite professionalità per “l’adempimento dell’obbligo di istruzione e il conseguimento di un titolo di istruzione secondaria superiore, nonché l’apprendimento della lingua italiana da parte degli immigrati”.
Sorgono invece dubbi sulla trasparenza della operazione, giustificati sia dal fatto che esistono già professionisti qualificati, che realizzano progetti di insegnamento agli adulti stranieri sotto l’iniziativa della stessa Provincia e senza oneri per la stessa e sia perché non sono stati resi noti i criteri con cui si è pervenuti all’affidamento dell’incarico.
La spesa complessiva a carico dell’Ente, inoltre, non riguarda solo il compenso del professionista incaricato, ma anche, correttamente, quanto richiesto dalla TV che lo mette in onda. Nell’interrogazione viene perciò chiesto di chiarire come tale ultima voce non comprenda l’onorario del regista, contemplato a parte e sempre a carico dell’Ente Provincia.
Infine va notato che per il progetto era stata già indicata, informalmente ma pubblicamente, altra persona, che si è accollata la preparazione per la quale chiede ora di venire compensata, sollevando un contenzioso con la Provincia e con un probabile ulteriore onere per la stessa.