domenica 28 marzo 2010

BASTA CON LE INIZIATIVE DISUMANE E FASCISTE!
DOBBIAMO REAGIRE CON FERMEZZA
Sul Gazzettino del 28, domenica delle palme, leggo di un ulteriore accanimento leghista nei confronti degli ambulatori per stranieri. All'ipotesi che il comune di Pordenone possa concedere una sede per l'ambulatorio, i leghisti pordenonesi hanno minacciato di presidiare il locale, per denunciare i clandestini. Bene. Ritengo che la misura sia colma. Si tratta degli stessi individui che un paio di mesi fa si stracciavano le vesti, in modo strumentale, per il crocifisso, quel crocifisso simbolo di riscatto per gli "ultimi", i poveri, gli emarginati, i malati, le prostitute, perchè per loro è il regno dei cieli, perchè incolpevolmente vengono crocifissi tutti i giorni da fame, sete, miseria, malattie, guerre, epidemie. Più modestamente vorrei battermi per un regno della terra meno duro e ostile per questi nostri sfortunati fratelli, anche perchè tutelare la loro salute serve a tutelare la salute di tutti. Dobbiamo reagire...non possiamo continuare a fare "accademia" o "filosofia" di fronte ad atteggiamenti così disumani. La lega, tentando di accreditare una parvenza di legalità alla "minaccia", ha dichiarato che la clandestinità è un reato...quindi è giusto intervenire. Vorrei ricordare a costoro che sono reati anche l'evasione fiscale, l'esportazione clandestina di capitali e la costruzione abusiva di case. Eppure per questi "clandestini" la Lega ha votato una serie di leggi buoniste che prevedono condoni e uno Scudo Fiscale che garantisce l'anonimato (la clandestinità) agli evasori, a danno dei contribuenti onesti e, proprio per questo, ancora più tartassati. Allora sarebbe giusto introdurre per i disperati della terra uno Scudo Sanitario che garantisca loro le cure necessarie. Pertanto invito i cittadini democratici e tutti coloro che non hanno smarrito il senso della solidarietà e dell'accoglienza a impedire quest'ennesimo atto di violenza nei confronti di chi è già vittima di tante violenze storiche, economiche, sociali e politiche. Invito le organizzazioni democratiche, i partiti di centrosinistra e di sinistra a mettere a disposizione le proprie sedi per l'ambulatorio. Invito i sindacati, le associazioni di volontariato, i medici, privati cittadini a fare altrettanto...Inondiamo i giornali locali con centinaia di proposte di disponibilità. Attendo fiducioso tante adesioni.
Intanto metto a disposizione la mia abitazione.

domenica 21 marzo 2010

QUESTO COMUNICATO STA A DIMOSTRARE CHE IL REGIME E' AL TRAMONTO. ERA ORA.



Alla cortese attenzione delle testate giornalistiche e degli organi di stampa
COMUNICATO STAMPA DEL 21 MARZO 2010
Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di Polizia

Il Pdl attacca la Questura di Roma sui numeri della manifestazione di ieri. Maccari (COISP): “Questo Governo è una farsa senza precedenti… non perde tempo per pugnalare la Polizia alle spalle, si vergogni!”
Un Governo che sfila contro un altro potere dello Stato (visto che ieri a Roma abbiamo sentito solo slogan contro la Magistratura che è un potere dello Stato) e che smentisce i propri organismi (visto che stamattina gli organizzatori della manifestazione di Roma contestano i dati della Questura che, se qualcuno se lo fosse dimenticato, è composta da uomini della Polizia che si chiama di Stato…). Questo è il paradosso kafkiano, il festival dell’assurdo che sta vivendo in questo momento l’Italia, probabilmente senza neanche accorgersi della gravità di quanto accade. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – attacca duramente le osservazioni dei rappresentanti del Governo e lo stesso Premier che “nel tentativo di accreditare un altro suo fallimento – dice Franco Maccari – fa pronunciare ai suoi uomini parole dai contenuti pericolosissimi. Cosa spera di ottenere se Gasparri parla di un Questore in coma etilico e Cicchitto definisce la Polizia deviata? Glielo diciamo noi cosa otterrà – dice ancora Maccari – un violento scontro sociale senza precedenti in cui i mandanti, questa volta in maniera palese, (in altri tempi lo furono in maniera oscura), saranno proprio i rappresentanti del Governo che dovrebbero tutelare la società e non darla in pasto ai beceri istinti di chi, nel nome di un’impunità che sente arrivare dall’alto, si sentirà autorizzato a sbeffeggiare il lavoro di tutti quei Poliziotti impegnati nella tutela della sicurezza e della legalità”.
“Caro Presidente Berlusconi – dice ancora il Segretario Generale del Coisp – ci giunge voce, e non è solo una voce, che il suo coordinatore nazionale abbia inviato una lettera ai delegati abruzzesi per “intimargli” di raggiungere il numero di cinquanta pullman per Roma. Sa cosa significa questo politicamente? Significa che quella piazza la volevano in pochi, significa caro Presidente, che i primi a mettere in pericolo la gestione dell’ordine pubblico sono stati i suoi uomini intimando alla gente di partecipare. Questo Governo è la farsa di se stesso – conclude il leader del Sindacato Indipendente di Polizia – non una parola da quel palco è stata pronunciata in favore delle Forze dell’Ordine, non un provvedimento è stato annunciato sulla sicurezza nelle città. Eppure c’erano candidati alle presidenze di regioni “ad alto rischio” come la Calabria, che hanno fatto la parte dei servi sciocchi, cantando la canzone che il padrone aveva ordinato loro di cantare. Presidente il vero coma etilico è quello in cui Lei tenta di mandare questo Paese ubriacandolo di un vino di ultima scelta”.

sabato 20 marzo 2010

Jack Leopard's

A SILVIO

Silvio, il membro ancora,
quel lembo della tua vita maiala,
quando Saccà assumeva
le cocche tue ridenti e fuggitive,
e tu, lieto e smanioso, il pettorale
di gioventù assalivi?

Stonavan le liete
ganze e le veline, intorno
al tuo perpetuo conto,
allor che all’opa femminile intento
godevi, assai contento
di quel valido venir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu volevi
così menare di giorno.

Io negli studi mediaset,
talor lisciando le lodate sarte,
ove nel video mio primo
di me si vedea la miglior parte,
con su i ceroni e ‘l papi capello,
prendea gli orecchini al suon della tua voce
con la man veloce
che percorrea la generosa sega.

Mirava, uccel sereno,
le veline maggiorate e alte,
e quindici d’amar e fuggi, e quindici da monta.
Lingua mortal non dice
quel che tu sentivi pe’l seno.
Che pensierini soavi,
che pietanze, che ori, o Silvio mio!

Quale allor ti appetìa
La vita, ‘l petto e ‘l Bi lato!
Or cotanto un tubetto spremi,
un vasetto di creme
aperto e consumato,
e tornati a doler di tua giuntura.

O maturo, o maturo,
perché non mantieni
quel che promettesti allor? Perché di tanto
inganni gli elettori tuoi?

Tu, pria che l’urna mutasse il vento,
Da lotte intestine combattuto e vinto
Scleravi, o vecchierello. E non credevi
al flop degli aenne suoi;
non ti addolciva il core
la dolce lode or delle folte chiome,
or de’ Bondi innamorati e schiavi;
né teco la compagine più gestivi
del partito dell’amore.

Anche Fini si fa gioco
della baldanza tua forte: gli aenne suoi
Anche negaro i voti:
Una schifezza. Ahi come,
come passato sei,
Popolo delle Libertà tue nuove,
tuo disgraziato seme!

Questo è il fondo? Questi
I difetti, il rancor, l’orde, i dementi,
onde cotanto fondammo insieme?
Questa la sorte del pidielle?
All’apparir del vero
Tu, misero, cadesti: e con la mano
Un’incerta croce sul simbolo ignudo
Tracciavi piano piano.

venerdì 12 marzo 2010

UNA SPECIE DI INNO PER LA MANIFESTAZIONE DI SABATO 13 A PORDENONE


NON E’ UN CAVILLO
Testo e musica di Milioni e Polese – Edizioni Panini

Mi aiutò
a togliermi la sacca
mi scroccò
un panino nella bocca
mentre la lista stringevo
sul mio cuor
quando d’un tratto mi disse
è già l’or…

Che finimondo
Per un panino tondo
Spalmato di calvè.
Dopo magnato
il termine è scaduto
è l’una e trentatré.

Gli dissi Polesi
Per la tua maionese
Vedrai che can can
Ma lui rispose
Non credo a queste cose
Perché Lui sa che far.

Da un giudice
La lista han poi portato
E lui
Dopo averla controllata
Un verdetto ha emanato
In cui diceva:
“Dichiaro così:
Non è un cavillo
le liste sono nulle
accettarle non si può
si può sbagliare
ritardando di due ore
per la golosità”.

Gli dissi: “Silvio,
Ti giuro sul mio onore
Non ti saprei tradir”.
Ma lui ripete:
“Faremo un bel decreto
Così li fregherò”

Al Tribunale
La lista hanno portato
Che poi
Dopo aver verificato
La sentenza ha pronunciato
In cui diceva:
“Dichiaro così:
Non è un cavillo
La lista è assai fasulla
In ritardo non si può,
può capitare
mangiando per due ore
panini con frappè
panini con frappè”.







Tempestosamente, come aveva vissuto, il 5 marzo 2010 si e’ spenta la

DEMOCRAZIA ITALIANA


Colpita alle spalle da un decreto pidielle, mentre era LEGAta e già agonizzante per i continui attacchi inferti dall’arroganza del potere alla sua robusta COSTITUZIONE

Ne danno il triste annuncio gli italiani onesti

che rispettano le leggi senza “interpretarle”, che non vogliono né pasticci, né imbrogli, che non truccano le regole, che non hanno bisogno di condoni e di scudi fiscali, che combattono la criminalità e credono in un paese migliore in cui valgono il merito e non la parentela o l’appartenenza alla cricca

NON FIORI MA AZIONI DI RESISTENZA



SABATO 13 – ORE 17.30/18.30 – PIAZZA XX SETTEMBRE (Pn) - ANGOLO BANCA FRIULADRIA - PORTA UNA COPIA DELLA COSTITUZIONE

mercoledì 10 marzo 2010


SABATO 13 - ORE 17.30/18.30
PORDENONE - PIAZZA XX SETTEMBRE
ANGOLO BANCA FRIULADRIA

MANIFESTAZIONE PER LA LEGALITA' E I DIRITTI
REGOLE SI' - TRUCCHI NO

L'attrice Carla Manzon leggerà testimonianze di cittadini che rispettano le regole.
Se vuoi puoi portare anche la tua personale testimonianza e/o un cartello per esprimere la tua indignazione.

martedì 9 marzo 2010

L'EREDITA' DEL CENTRODESTRA DI CORDENONS:
25 MILIONI DI EURO DI DEBITI
Avevano vinto le lezioni promettendo MENO tasse, meno spese, meno Stato… Invece, anche a Cordenons, hanno agito in maniera diametralmente opposta, realizzando PIU' tasse (da 196 a 247 euro a testa), più debiti (da 4 a 21 milioni di euro), più spese (nominando un assessore in più e aumentando il numero dei dirigenti di area). Nel 1996, il debito comunale ammontava a 275 euro per abitante. Nel 2006, dopo 10 anni di centrodestra, il debito per ciascun abitante è passato a 1369 euro, cioè 5 volte tanto! E nonostante avessero aumentato tutto ciò che potevano aumentare (Ici, irpef, Tarsu e tariffe varie) per ridurre i debiti accumulati, ci hanno portati al triste primato di essere il secondo comune più indebitato del Friuli Venezia Giulia. Questo significa che ogni anno i cittadini di Cordenons sono costretti a pagare 2 milioni e mezzo di euro di rata per i debiti accumulati. Eppure i rappresentanti del centrodestra, invece di chiedere scusa ai cittadini, come sarebbe doveroso fra persone civili, non perdono occasione per esaltare la loro gestione. Uno si vanta che siamo solo al 50% delle possibilità di “indebitamento”; l’altro, il capogruppo Pdl in Consiglio, una volta sì e l’altra anche, non fa che esaltare la funzione del “debito” nella loro visione “liberale”. E’ facile, molto facile, vivere di debiti o governare facendo debiti. C’è solo un piccolo problema sfuggito al centrodestra e cioè che i debiti si pagano! Dai loro interventi si comprende benissimo dove vogliano andare a parare: nel caso riuscissero a rimettere le mani sulle casse comunali, sono assicurati più debiti per tutti.
La giunta Mucignat (di cui faccio parte), come promesso in campagna elettorale, sta dimostrando grande attenzione nei confronti delle finanze pubbliche, accendendo mutui solo con copertura parziale o totale, riuscendo così a realizzare le opere programmate senza aumentare il debito pubblico, che pesa come un macigno sullo sviluppo di Cordenons. Tutto il resto è demagogia a buon mercato.


lunedì 8 marzo 2010


UN GRANDISSIMO MARCO TONUS

domenica 7 marzo 2010

Tempestosamente, come aveva vissuto, il 5 marzo 2010 si e’ spenta la

DEMOCRAZIA ITALIANA


Colpita da una decreto pidielle mentre era LEGAta, ma già agonizzante per i continui attacchi che l’arroganza del potere aveva inferto alla sua robusta Costituzione.

Ne danno il triste annuncio gli italiani onesti

che rispettano le leggi senza “interpretarle”, che non vogliono né pasticci, né imbrogli, che non truccano le regole, che non hanno bisogno di condoni e di scudi fiscali, che combattono la criminalità e credono in un paese migliore in cui valgono il merito, non la parentela o l’appartenenza alla cricca



NON FIORI MA AZIONI DI RESISTENZA

sabato 6 marzo 2010

Roma - 6 marzo ore 14.00 manifestazione spontanea
 
EMERGENZA DEMOCRATICA
SABATO 13 MARZO-PORDENONE
MANIFESTAZIONE CONTRO IL CONDONO ELETTORALE. PREPARA SCARPE COMODE, SLOGAN E CARTELLI INCISIVI
























































Povera Patria! Schiacciata Dagli abusi del potere

di gente infame, Che non sa cos'è il pudore,

si credono potenti e gli va bene Quello che fanno;

e tutto gli Appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Questo paese è Devastato dal dolore ...

ma non vi danno un po 'di dispiacere

Quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà

Non cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene NEGLI stadi e quelle dei giornali?

Nel fango affonda lo stivale dei maiali.

Me ne vergogno un poco, e mi fa male

vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà

si che cambierà, Vedrai che cambierà.

Voglio sperare Che il mondo torni un preventivo più normali

Che Possa Contemplare il cielo E i fiori,

Che non si parli più di dittature

se avremo ancora un po 'da vivere ...

La Primavera intanto tarda ad arrivare.
di F. Battiato



venerdì 5 marzo 2010

PROGRESSO ITALIANO?

LICENZIAMENTI LIBERI, AL LAVORO A 15 ANNI
Zitti zitti, contando su un silenzio di tomba mediatico, politico e in buona misura anche sindacale, il governo ha messo a segno un altro duro colpo al lavoro dipendente. Un colpo che può diventare devastante perché consente alle imprese di aggirare completamente lo scoglio fin qui rappresentato dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. Quello che impedisce a un datore di lavoro di licenziare «senza giusta causa»: ovvero senza colpe specifiche addebitabili al dipendente. Fin qui, in caso di «controversie» tra lavoratore e azienda, si potevano percorrere due strade: a) l’arbitrato, per i contenziosi meno problematici; b) il ricorso al giudice del lavoro in caso di licenziamento. Con il decreto approvato con formula definitiva dal Senato il 3 marzo, invece, le aziende potranno imporre a ogni nuovo assunto di firmare ¬ insieme al contratto di assunzione ¬ un’«opzione preventiva» con cui il lavoratore «sceglie» di rinunciare alla via giudiziaria, accontentandosi del semplice «arbitrato».

Ognuno di voi può immaginare la situazione: non trovi un lavoro stabile da anni, oppure la tua vecchia azienda è andata fallita da qualche mese. Ti capita di poter entrare in un nuovo posto; ti mettono davanti quel foglio in bianco da firmare, altrimenti puoi anche andartene. Quanti di voi troverebbero la forza di andarsene e via e rimettersi in cerca di un salario? C’è anche un secondo modo, ancora più subdolo di importi «l’arbitrato». Nei contratti collettivi i sindacati potranno o no far inserire una formula analoga. Le imprese premono ovviamente perché sia inserita; i «sindacati complici» (Cisl, Uil, Ugl o chiunque altro sceglierà la controparte aziendale come «interlocutore privilegiato») saranno d’accordo. La Cgil si opporrà da lontano, perché intanto è stata esclusa dai tavoli di contrattazione (tranne le categorie più «disponibili» a un compromesso al ribasso).

Et voilà! Nessuno o quasi potrà più far ricorso a un giudice per veder riconosciuto il proprio diritto a non essere licenziato. E’ vero, come dice Sacconi, che «l’art. 18 non è stato toccato». Semplicemente non potrà più essere applicato. Ma non finisce qui. L’art. 52 del decreto stabilisce che i precari (o le finte partite Iva) che dovessero vedersi riconoscere dal giudice «la natura subordinata dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa», invece di essere assunti (come ora) verranno «liquidati» dall’azienda con un indennizzo variabile tra i 2,5 e i sei mesi di stipendio. Non vi basta? Beh, se avete un figlio all’ultimo anno di scuola dell’obbligo (tra i 15 e i 16 anni, quindi) potrete tranquillamente spedirlo in fabbrica a fare «apprendistato». Varrà «come se» avesse studiato. Potrà dirsi «diplomato alla scuola della vita», come suo nonno.

Francesco Piccioni – Il Manifesto

mercoledì 3 marzo 2010